Intervento di Santino cannavò Responsabile nazionale Settore Ambiente UISP ad Alpi365
Il tema del nostro convegno dichiara che è possibile la convivenza tra lo sport e la natura in ambiente alpino. Su questa affermazione concordo rilanciandola ed affermando che non solo possono convivere ma addirittura essere gli elementi grazie ai quali mettere in atto politiche locali e globali di salvaguardia e di sviluppo economico.
Presupposto necessario è una visione generale che metta in relazione, durante le fasi di progettazione , attuazione e verifica i fattori economici, ambientali e sociali che si generano intervenendo sul territorio.
Lo preciso perché , ancora non è così , troppo volte le politiche economiche , sociali ed ambientali, non sono orchestrate ed entrano in collisione determinando sul territorio danni irreversibili, e di quelli del passato ne subiamo ancora oggi le conseguenze.
Lo sport ha fortemente condizionato e condiziona il sistema territoriale alpino, perché lo sport è stato ed è uno degli elementi trainanti del turismo montano, estivo ed invernale, sul quale si è sorretta l’economia locale, sicuramente il principale.
Quindi, appare evidente che per determinare la possibile convivenza tra sport ed ambiente bisogna aumentare il quadro degli attori interessati perché l’azione sportiva coinvolge : il mondo dello sport quindi la gestione politica della pratica sportiva, l’economia locale e nazionale quindi i piani di sviluppo economici, la gestione del territorio : viabilità , infrastrutture,.. quindi i piani d’assetto territoriali, e visto il significato che assume in talune aree si può affermare che se ne dovrebbe tener conto nella progettazione su scala nazionale, regionale e locale dello sviluppo integrato del sistema territoriale.
Lo sport è un volano d’economia, è un sistema di socializzazione, può diventare uno strumento di conoscenza e salvaguardia della risorsa natura.
Per individuare i possibili conflitti tra sport e natura, non possiamo che partire dagli effetti dello sport in ambiente alpino e per tale analisi vi invito a consultare:
il MANUALE DELLO SPORT ED AMBIENTE pubblicato dal Comitato Olimpico Internazionale nel 1997 . Nel testo sono descritte minuziosamente le possibili interazioni tra la pratica sportive ed il contesto territoriale, i potenziali impatti, l’uso del terreno, l’impiego d’acqua eccessivo, il consumo d’energia, la produzione di CO2, la produzione di rifiuti.
Il Comitato Olimpico raccomanda in particolar modo
- la salvaguardia della biodiversità
- la protezione dell’ecosistema
- la salute ed il benessere per gli atleti e le popolazioni locali
- la salvaguardia della culturala locale
poi , l’AGENDA 21 del Movimento Olimpico del 1999 che individua la relazione necessaria tra lo sport ed il territorio definendo che lo sport con la sua azione deve orientarsi a :
- migliorare le condizioni socioeconomiche;
- tutelare e controllare le risorse per lo sviluppo sostenibile;
- rafforzare il ruolo svolto dai gruppi più rappresentativi .
Infine il LIBRO BIANCO DELLO SPORT della Commissione Europea il quale ricorda che
“Le attività, gli impianti e le manifestazioni sportive hanno un impatto significativo sull’ambiente.”
Passando in rassegna le attività sportive che si svolgono in ambiente alpino, alla luce di queste raccomandazioni , si deduce che le più sono sostenibili, lo sono nate e lo sono rimaste , faccio riferimento al camminare , all’arrampicare, ad attività quali lo scialpinismo, lo sci di fondo, l’alpinismo, le racchette da neve , specificando quando sono praticate individualmente ,
si evidenzia qualche criticità quando in occasioni particolari di manifestazioni ed eventi , o nel caso di alcune specifiche attività a causa del delicato equilibrio del sistema naturale , si registrano molte presenze. In questo caso è necessario governare l’accesso contemporaneo dei praticanti, o definendo un limite d’affluenza e/o istituendo dei protocolli a cui attenersi
- che regolino la mobilità cioè come ci si arriva : uso di bicicletta, mezzi collettivi di trasporto, servizi bus-navetta,…
- che definiscano la quantità e qualità delle strutture d’accoglienza e servizio ( rifugi, baite, bivacchi ) sia dal punto di vista tecnico strutturale, energetico e della gestione dei rifiuti.
Non è semplicissimo ma è possibile.
Questo perché le attività elencate non hanno bisogno di impianti particolari che condizionano il territorio. L’impatto è poco significativo rispetto al quadro generale con il quale si classificano gli impatti ambientali. Non generano un impronta ecologica significativa.
Ma tutto ciò non è possibile affermarlo per lo sci alpino che tra tutte le attività sportive che si praticano e si sono praticate in montagna rappresenta quella dal maggior impatto ambientale.
La sistematizzazione dell’organizzazione dello sci alpino ha avuto negli anni un peso straordinariamente condizionante per la montagna sia sul piano territoriale : sconvolgimento degli assetti paesaggistici e naturali , sia su tutti gli aspetti sociali ed economici delle comunità locali.
Lo sci alpino ha dato la possibilità di riversare sulle montagne centinaia di metri cubi di cemento sotto forma di alberghi, seconde case, infrastrutture, ha permesso la costruzione di moltissime strade ed impianti di risalita con migliaia, di tralicci e km di cavi, e a tal ragione sono stati rasati interi pendii e disboscati centinaia di ettari di bosco.
L’industria dello sci è stata la motivazione che ha stravolto la montagna.
Lo studio dell’impatto della pratica dello sci alpino sulle nostre montagne è determinante per trovare correttivi ed ostacolare che altri ettari di montagna siano aggrediti. Bisogna fermare la replicazione di altri scempi e la nascita di fenomeni analoghi.
Difatti , lo sci alpino insieme al golf per l’uso scriteriato dell’acqua, dei disserbanti e pesticidi e gli sport motoristici per l’inquinamento acustico, atmosferico e la distruzione dei sentieri, trazzere e strade bianche , si pone tra gli sport più impattanti.
Oggi , dopo anni di pressione , sarebbe interessante studiarne le ricadute economiche, sociali ed ambientali che ci sono state su quei territori e su quelle popolazioni locali il cui territorio è stato interessato dalla pratica dello sci alpino. Oltre al PIL locale, che in passato certamente si è innalzato, si dovrebbe verificare tra le popolazioni , l’indicatore di Benessere economico sostenibile ( il RIBES ) un indicatore con 21 variabili , 14 economiche e 7 ambientali tra le quali: il costo a danno della comunità locale dell’inquinamento dell’acqua, dell’inquinamento atmosferico, di quello acustico, il danno ambientale di lungo termine, il RIBES è un indicatore che mette in conto la natura e misura la Qualità della vita. Che ci aiuta a stabilire se una azione è coerente alla classica definizione di sviluppo sostenibile
” è sostenibile lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri».
Oggi che l’industria dello sci è in crisi , che si è innalzato lo zero termico e che bisogna costruire impianti di risalita sempre più in quota, oggi che 180 impianti di risalita sono stati abbandonati, chi si assume i costi per ristabilire il paesaggio in quei luoghi dove sono stati dismessi gli impianti?
Chi pagherà i costi prodotti dal consumo di territorio, di risorse naturali e paesaggistiche causato dell’azione della pratica sciistica su quel territorio?
E vorrei ricordare anche i danni causati annualmente dall’azione dell’innevamento artificiale, pratica che prevede tanto uso d’acqua, uso di sostanze chimiche, km di tubazioni,con possibili conseguenze quali: l’inquinamento delle falde acquifere e dei pendii.
E’ mai stato elaborato un bilancio ambientale della pratica sportiva nei comprensori sciistici ?
Sembra che tutto ciò produca benefici per pochi e danni per tanti.
Ma questa in Italia è una storia vecchia che potrà finire solo quando nelle normative AMBIENTALI verrà introdotto il principio della tutela delle risorse naturali e la norma fiscale che chi più inquina più paga.
La montagna ha dato spazio al “modello città”, facendosi fagocitare dal mercato , dal consumo, dal turismo predatorio, una filiera lunga e complessa di produzione, di tecnologie e infrastrutture.
Il futuro , per riaffermare che sport e natura sono gli elementi grazie ai quali mettere in atto politiche locali e globali di salvaguardia e sviluppo, va ripensato nei termini di qualità, di esempio di pratiche virtuose, di eccellenza delle offerte turistiche e di servizi. Esaltando l’identità geografica dei piccoli centri montani, mettendoli in rete con progetti integrati e sostenibili per l’ambiente, destagionalizzando il turismo. Investendo su forme di turismo “verde” supportato da attività sportive ecosostenibile si apporteranno benefici stabili alle popolazioni residenti (non solo redditi e lavoro, ma sempre una migliore qualità della vita).
Se poi oltre all’impatto ambientale volessimo approfondire altre conseguenze del sistema sportivo come la cultura del no limits e la conquista della cima , della natura in genere, allora la risposta alla domanda iniziale sulla possibile convivenza tra sport e natura , sarebbe nettamente negativa .
Se lo sport ha solo prodotto aberrazioni di questo tipo è un limite per la salvaguardia e lo sviluppo del sistema alpino.
Tutt’altra cosa invece è lo sport sostenibile , che la mia associazione la Uisp, definisce sportpertutti, uno sport che è strumento di socializzazione, di prevenzione sanitaria, di educazione ambientale, di solidarietà , che è uno strumento di conoscenza del territorio , che attraverso la pratica sportiva fa compiere esperienze culturali ai cittadini ed è lo sport che si affianca al turismo responsabile, che evita il ”mordi e fuggi” , che non si accontenta della superficialità e della artificialità dell’offerta turistica tradizionale ma entra in contatto con la natura dei luoghi, con gli usi e le tradizioni, che cerca il vissuto degli uomini e la matrice profonda della loro cultura, è uno sport che prima di ogni cosa pone il rispetto per gli uomini e per la natura.
Ma tutto questo prevede una rivoluzione della concezione sportiva classica.
Lo sport deve perdere la sua autoreferenzialità e relazionarsi con gli altri attori della gestione territoriale sostenibile. Non può più essere concepita una azione disgiunta dello sport dalle politiche territoriali.
Una possibile convivenza tra sport ed ambiente alpino è attuabile se le attività sportive si adeguano ai luoghi, cioè si modellano e si sintonizzano agli equilibri naturali, se lo sport non è invadente , se non mortifica l’offerta del territorio costruendo impianti sportivi, ma fa della natura una “palestra a cielo aperto” , riscrive ogni volta le regole in funzione del territorio e coglie nella natura l’occasione per fare movimento, usa il corpo per inventare discipline nuove, spazi di sport naturali, occasioni di pratica motoria non codificate.
Questo è uno sport che si destruttura e torna alle origini della pratica fisica: correre, nuotare , arrampicare prima di tutto perché l’unico strumento è il corpo e l’unico impianto è la natura sotto forma di prati, fiumi, laghi, pareti, massi, montagne , mare,…..
Questo è il pensiero che sottintende ad uno sport che può convivere con la natura.
La esplicazione dei contenuti si esprime in tante forme sportive: escursionismo, mountain-bike, trail, sciescursionismo, sci di fondo, corsa , …….. l’importante è che le attività, le manifestazioni e le strutture siano a basso impatto ambientale .
Il mondo dello sport deve adottare i sistemi di gestione ambientale. Sia quelli normati sia quelli volontari.
La nostra associazione la Uisp sempre di più crede che è giunta l’ora di misurare l’impatto delle attività sportive creando degli appositi indicatori ambientali, abbiamo adottato da tempo un sistema di rilevamento della ecoefficenza delle attività attraverso la tecnica MIPS (materia imput per unite service ). Misuriamo l’impronta ecologica delle nostre attività ed abbiamo inserito nei percorsi formativi dei nostri operatori e dirigenti moduli formativi relativi ai temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Siamo disposti a socializzare tale esperienza con chi ne fosse interessato.
Ritengo che un grosso ruolo non solo per favorire la convivenza tra sport e natura nel sistema alpino ma per fare diventare lo sport e la natura alleati per uno sviluppo sostenibile lo debbano avere le aree naturali protette e quindi i parchi, le Agende 21 locali, le amministrazioni , l’associazionismo sportivo ed ambientale , gli operatori della montagna ( le guide alpine, i gestori dei rifugi,…) ed il mondo dello sport CONI, FEDERAZIONI , ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA.
Le aree naturali protette istituite in Italia con la legge N° 394 del 1991 rappresentano dei presidi per lo sviluppo sostenibile. La loro azione in sinergia con gli operatori sportivi può elaborare modelli di pratica sportiva ecosostenibile da applicare in larga scala sul territorio oltre ad essere patner ideali per promuovere azioni di educazione ambientale attraverso lo sport per le scuole. La nostra collaborazione con diversi parchi nazionali e regionali in Italia ci fa pensare che è finita l’epoca in cui l’azione del parco era limitata al territorio di sua pertinenza , anzi oggi al contrario la sua azione può diventare di stimolo per le aree urbane.
I modelli di convivenza, le conoscenze scientifiche e le pratiche sostenibili tipiche delle popolazioni montane rappresentano un patrimonio indispensabile per superare la crisi ambientale in atto. I territori tutelati costituiscono un grande serbatoio di diversità a beneficio dell’intera collettività in termini di acqua, energia, biovediversità, turismo, ecc.: basti pensare che dalla montagna viene il 50% dell’acqua che beviamo e una percentuale compresa fra un quarto e un terzo dei boschi e delle foreste. E la montagna non solo garantisce la sostenibilità della vita sul pianeta, ma è essenziale anche per la diversità umana, per il suo patrimonio di diversità culturale e sociale.
Le Agende 21 locali debbono intervenire per favorire i processi di partecipazione tra i vari stateholder , amministrazioni, soggetti privati, ……per coniugare gli aspetti socio-economici ed ambientali in una visione integrata intersettoriale
Il governo centrale e le regioni debbono legiferare in materia di responsabilità ambientale . E’ necessario che si accresca il senso di responsabilità ambientale.
Le amministrazioni nazionali , regionali e locali debbono attraverso campagne informative sensibilizzare i cittadini ai temi dello sviluppo sostenibile. È auspicabile che le ammnistrazioni locali adottino i bilanci sociali ed ambientali.
L’associazionismo sportivo ed ambientale deve svolgere una azione di sensibilizzazione dei propri soci al rapporto tra sport ed ambiente , intervenendo nelle vertenze locali di natura ambientale , in particolar modo quando queste sono state causate o possano essere causate dall’impatto sportivo. Inoltre debbono collaborare per la gestione di aree sportive ponendo i vincoli della sostenibilità.
Gli operatori della montagna debbono favorire i processi di relazione tra lo sport e l’ambiente, riqualificando i loro percorsi formativi e sviluppando una azione di sensibilizzazione nei loro clienti.
Il mondo dello sport : CONI – FEDERAZIONI SPORTIVE – EPS – devono assumersi le loro responsabilità e come scritto nei documenti elaborati già dal 1992 mettere finalmente in pratica una azione sostenibile delle proprie attività e manifestazioni. Le Olimpiadi di Torino nelle quali è stata avviata una VAS rappresentano solo l’inizio di un processo di acquisizione di una coscienza ambientale da parte del mondo dello sport.
Infine ritengo URGENTE e NECESSARIO che :
1 – si definisca una mappa delle criticità ambientali dei siti alpini causate da un alto impatto sportivo
e vi si intervenga modificando lo stato delle cose e mitigando l’impatto ambientale
2 – si adeguino le strutture alpine atte all’accoglienza turistica ed alla pratica sportiva ( rifugi,
bivacchi, ….) alle normative in materia di prescrizioni ambientali
3 – si blocchino la costruzione di nuovi impianti di risalita , di strade , di impianti e strutture
sportive e si proceda all’adeguamento di quelli già esistenti ai principi di sostenibilità ambientale
4 – si ponga attenzione alla formazione degli operatori : sportivi , turistici ed economici ai temi
dello sviluppo sostenibile e per tal ragione le regioni riconoscano le associazioni, attraverso
procedure di accreditamento, come AGENZIA DI FORMAZIONE affinché si creino operatori
sportivi della montagna preparati a tale scopo.
5 – si istituiscano a vari livelli tavoli di confronto per approntare tali tematiche
Solo un azione diffusa e sinergica tra tanti può trasformare l’azione sportiva e renderla compatibile all’ambiente.