Crea sito
 

Terza Conferenza Regionale delle Aree Protette della Liguria

Giovedì 5 Novembre 2009 Genova – Porto Antico – Auditorium Acquario di Genova

Si terrà a Genova giovedì 5 novembre p.v., presso l’Auditorium dell’Acquario, nell’area del Porto Antico, la Terza Conferenza Regionale delle Aree Protette della Liguria.

La Conferenza si pone come obiettivo prioritario quello di rilanciare un ampio dibattito culturale sul ruolo e sulle prospettive delle aree protette, interpretate come nuovi modelli di governance territoriale in grado di garantire la tutela delle risorse naturali e di rispondere contestualmente alle esigenze di sviluppo delle comunità locali che vivono e lavorano nelle aree di maggiore pregio ambientale della Liguria.

Un confronto aperto alle istituzioni pubbliche, all’associazionismo, alle imprese ed agli operatori del turismo, al mondo della scuola e della ricerca, sulle principali tematiche che quotidianamente vengono affrontate nelle aree protette allo scopo di individuare percorsi gestionali virtuosi e di valorizzare alcune buone pratiche già messe a punto in passato.

Un appuntamento che intende testare potenzialità e prospettive del sistema regionale delle aree protette liguri, ormai protagonista anche a livello nazionale, capace di proporre, di programmare e di realizzare progetti innovativi nel campo della tutela, della sostenibilità, della qualità, del turismo, dell’economia, della partecipazione responsabile e della condivisione sociale.

Protetto: Cascata squarcia il monte San Martino

Questo post è protetto da password. Per leggerlo inserire la password qui sotto:


Giro d’Italia sulle montagne per il 2010

È un Giro d’Italia per scalatori quello presentato sabato scorso a Milano per la 93esima edizione del 2010. Partirà da Amsterdam l’8 maggio e terminerà il 30 maggio all’Arena di Verona dopo 21 tappe e 3.416,5 chilometri complessivi. Cinque gli arrivi in salita, tra cui Mortirolo, Zoncolan e Terminillo, mentre la cima Coppi sarà il Passo Gavia.
Cinque tappe di alta montagna, 4 frazioni a cronometro e 7 quelle adatte ai velocisti. Il Giro d’Italia 2010 partirà da Amsterdam l’8 maggio, e si concluderà a Verona il 30 del mese.

Legambiente conferma: in montagna si vive meglio

Nelle città di montagna si vive meglio che nel resto del Belpaese. Lo dice il 16esimo rapporto di “Ecosistema urbano”, l’indagine annuale condotta da Legambiente e Ambiente Italia, che stila la classifica dei centri urbani più ecosostenibili della Penisola. Primo posto per Verbania, che strappa per un soffio il primato a Belluno. Terza Parma e poi Bolzano, Siena e Trento.

L’indagine di Legambiente e Ambiente Italia, resa nota lunedì in un convegno a Roma, stabilisce il livello di ecosostenibilità dei 103 Comuni capoluoghi della penisola italiana da ormai 16 anni. Secondo diversi indicatori viene totalizzato un punteggio complessivo che è indice dell’attenzione del centro urbano verso le forme di sviluppo più sostenibili dal punto di vista ambientale.

In particolare, le macrocategorie prese a parametro sono i livelli di polveri sottili, la dispersione della rete idrica, la capacità di depurazione acque fognarie e la raccolta differenziata dei rifiuti. Poi ancora il tasso di motorizzazione auto, il numero di isole pedonali e di piste ciclabili e la quantità di verde urbano fruibile.

La città in cui si vive meglio ad oggi è Verbania, che strappa il primo posto a Belluno per un soffio: 69,75 punti su 100 per il capoluogo piemontese contro i 69,57 della cittadina dolomitica. Un secondo posto che comunque conferma la qualità della vita della provincia veneta, detentrice del primato negli ultimi due anni.

Terzo posto per Parma, la città emiliana ai piedi dell’Appennino da sempre tra i primi posti in classifica, a cui seguono Bolzano, Siena e Trento, a pari merito con Savona, La Spezia, Bologna, Gorizia. In sostanza l’indagine premia le città di montagna, anche se non tutte spiccano tra i primi posti.

Buono il piazzamento di Aosta, che arriva al 15esimo posto, discreto quello di Lecco, Biella, Udine e Pordenone, rispettivamente 30esima, 31esima, 33esima e 37esima. Meno bene Bergamo al 41esimo posto in classifica, mentre decisamente peggiore la situazione di Sondrio, solo al 73esimo posto.

Da rilevare poi che tra le prime 10 città, 9 centri sono collocati a centro-nord, mentre il meridione peggiora, con Catania fanalino di coda. Si allarga quindi la forbice tra nord e sud anche se in generale rispetto all’anno scorso non si rilevano significativi progressi.

Sport e natura in ambiente alpino: possibile la convivenza

Intervento di Santino cannavò Responsabile nazionale Settore Ambiente UISP ad Alpi365

 

Il tema del nostro convegno dichiara che è possibile la convivenza tra lo sport e la natura in ambiente alpino. Su questa affermazione concordo  rilanciandola ed affermando che  non solo possono convivere ma addirittura essere gli elementi grazie ai quali mettere in atto  politiche locali e globali di salvaguardia e di sviluppo economico.

Presupposto necessario è una visione generale  che  metta in relazione, durante le fasi di progettazione , attuazione e verifica i fattori  economici, ambientali e sociali che si  generano intervenendo sul territorio.

Lo preciso perché , ancora non è così , troppo volte le politiche economiche , sociali ed ambientali,  non sono orchestrate ed  entrano in collisione determinando sul territorio danni irreversibili, e  di quelli del passato  ne subiamo ancora oggi le conseguenze.

 

Lo  sport ha fortemente condizionato e condiziona il sistema territoriale  alpino, perché lo sport  è stato  ed è uno degli  elementi trainanti del turismo montano, estivo ed invernale, sul  quale  si è sorretta l’economia locale, sicuramente il principale.

 

Quindi,  appare evidente che per determinare la possibile convivenza tra sport ed ambiente bisogna aumentare  il quadro degli attori interessati  perché  l’azione sportiva coinvolge  : il mondo dello sport quindi   la  gestione politica della pratica sportiva, l’economia locale e nazionale quindi i piani di sviluppo economici, la gestione del territorio : viabilità , infrastrutture,.. quindi i piani d’assetto territoriali,   e visto il significato che assume in talune aree  si può affermare che se ne dovrebbe  tener conto  nella  progettazione su scala nazionale, regionale e locale  dello sviluppo integrato del sistema territoriale.

 

Lo sport è un volano d’economia, è  un sistema di socializzazione,  può diventare uno strumento   di conoscenza e salvaguardia della risorsa natura. 

 

Per individuare i possibili conflitti tra sport e natura,  non possiamo che partire dagli effetti dello sport   in ambiente alpino e per tale analisi vi invito a consultare:

 

 il MANUALE DELLO SPORT ED AMBIENTE  pubblicato dal Comitato Olimpico Internazionale nel 1997 . Nel testo sono descritte minuziosamente le possibili interazioni tra la pratica sportive ed il contesto territoriale, i potenziali impatti, l’uso del terreno, l’impiego d’acqua eccessivo, il consumo d’energia, la produzione di CO2,   la produzione di rifiuti.

Il Comitato Olimpico raccomanda in particolar modo

- la salvaguardia della biodiversità

- la protezione dell’ecosistema

- la salute ed il benessere per gli atleti e le popolazioni locali

- la salvaguardia della culturala locale

 

poi , l’AGENDA 21 del Movimento Olimpico del  1999  che  individua  la relazione necessaria tra lo sport ed il territorio  definendo che  lo sport con la sua azione deve  orientarsi a :

 - migliorare le condizioni socioeconomiche;

-  tutelare e controllare le risorse per lo sviluppo sostenibile;

-  rafforzare il ruolo svolto dai gruppi più rappresentativi .

 

Infine il LIBRO  BIANCO DELLO SPORT della Commissione Europea il quale ricorda che

 Le attività, gli impianti e le manifestazioni  sportive  hanno  un   impatto   significativo sull’ambiente.”

 

Passando in rassegna le attività sportive  che si svolgono in ambiente alpino, alla luce di queste raccomandazioni ,   si deduce che le più sono  sostenibili, lo sono nate  e lo sono rimaste , faccio riferimento al  camminare , all’arrampicare, ad attività quali lo scialpinismo, lo sci di fondo, l’alpinismo, le racchette da neve , specificando  quando sono praticate individualmente ,

 si evidenzia qualche criticità  quando in occasioni particolari   di manifestazioni ed  eventi , o nel caso di alcune  specifiche attività a causa del  delicato equilibrio del sistema naturale ,  si registrano  molte presenze. In questo caso è necessario governare  l’accesso contemporaneo dei  praticanti,  o definendo un limite d’affluenza e/o  istituendo dei protocolli  a cui attenersi

- che regolino la  mobilità cioè come ci si arriva : uso di bicicletta, mezzi collettivi di trasporto,  servizi bus-navetta,…

- che definiscano la quantità e qualità  delle strutture d’accoglienza e servizio ( rifugi, baite, bivacchi ) sia dal punto di vista tecnico strutturale, energetico e  della  gestione dei rifiuti.

Non è semplicissimo ma è possibile.

Questo perché le attività elencate non hanno bisogno di impianti particolari che condizionano il territorio. L’impatto è poco significativo rispetto al quadro generale con il quale si classificano gli impatti ambientali. Non generano un impronta ecologica significativa.

 

Ma tutto ciò non è possibile affermarlo  per lo sci alpino che tra tutte le attività sportive che si praticano e si sono praticate in montagna rappresenta quella dal maggior impatto ambientale.

 

La sistematizzazione dell’organizzazione dello sci alpino  ha avuto negli anni un peso straordinariamente condizionante per la montagna sia sul piano territoriale : sconvolgimento degli assetti paesaggistici e naturali , sia su tutti gli aspetti sociali ed economici delle comunità locali.

Lo sci alpino ha dato la possibilità di riversare sulle montagne  centinaia di metri cubi di cemento sotto forma di alberghi, seconde case, infrastrutture,  ha permesso la  costruzione di moltissime strade ed   impianti di risalita con  migliaia,  di tralicci e km di cavi,  e a tal ragione sono stati rasati interi  pendii e disboscati centinaia di ettari di bosco.

L’industria  dello sci è stata la motivazione che ha stravolto la montagna.  

 

Lo studio dell’impatto della pratica dello sci alpino sulle nostre montagne   è determinante per trovare correttivi ed ostacolare che altri ettari di montagna siano aggrediti. Bisogna  fermare la replicazione di altri scempi e la nascita di  fenomeni  analoghi.

Difatti , lo sci alpino insieme al golf per l’uso scriteriato dell’acqua, dei disserbanti e  pesticidi e gli sport motoristici  per l’inquinamento acustico, atmosferico e la distruzione dei sentieri, trazzere e strade  bianche ,  si pone tra gli sport più impattanti.

 

Oggi , dopo anni di pressione ,  sarebbe interessante studiarne le ricadute economiche, sociali ed ambientali che ci sono state su quei territori e su quelle  popolazioni locali il cui territorio è stato interessato dalla pratica dello sci alpino. Oltre al PIL  locale,  che in passato certamente si è innalzato,  si dovrebbe   verificare tra le popolazioni ,  l’indicatore di Benessere economico sostenibile ( il RIBES ) un indicatore con 21 variabili , 14 economiche e 7 ambientali tra le quali: il costo a danno della comunità locale  dell’inquinamento dell’acqua,  dell’inquinamento atmosferico, di quello acustico, il danno ambientale di lungo termine, il RIBES è  un indicatore che  mette in conto la natura e  misura la Qualità della vita. Che ci aiuta a stabilire se una azione è coerente alla classica definizione di sviluppo sostenibile

” è sostenibile lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri».

 

Oggi che l’industria dello sci è in crisi , che si è innalzato lo zero termico e che bisogna costruire impianti di risalita sempre più in quota, oggi che 180 impianti di risalita sono stati abbandonati, chi si assume i costi per ristabilire il paesaggio in quei luoghi dove sono stati dismessi gli impianti?

 

Chi pagherà  i  costi prodotti  dal consumo di territorio, di risorse naturali e paesaggistiche  causato dell’azione della pratica  sciistica su quel territorio?

 

 

E vorrei ricordare anche i danni causati annualmente dall’azione dell’innevamento artificiale,  pratica che prevede tanto uso d’acqua, uso di sostanze chimiche, km di tubazioni,con possibili conseguenze quali:  l’inquinamento delle falde  acquifere e dei pendii.

 

E’ mai stato elaborato un bilancio ambientale  della pratica sportiva nei comprensori sciistici ?

 

Sembra  che tutto ciò  produca  benefici per pochi e danni per tanti.

 

Ma questa in Italia è una storia vecchia che potrà finire solo quando nelle normative AMBIENTALI  verrà introdotto il principio della tutela delle risorse naturali  e  la norma fiscale che chi più inquina più paga.

 

La montagna ha dato spazio al “modello città”, facendosi fagocitare dal mercato , dal consumo, dal turismo predatorio,  una filiera lunga e complessa di produzione, di tecnologie e  infrastrutture. 

 

 Il futuro , per riaffermare che sport e natura sono  gli elementi grazie ai quali mettere in atto  politiche locali e globali di salvaguardia e sviluppo,   va ripensato nei termini di qualità, di esempio di pratiche virtuose, di eccellenza delle offerte turistiche e di servizi. Esaltando l’identità geografica dei piccoli centri montani, mettendoli in rete con progetti integrati e sostenibili per l’ambiente, destagionalizzando il turismo. Investendo su forme di turismo “verde” supportato da attività sportive  ecosostenibile  si apporteranno benefici stabili alle popolazioni residenti (non solo redditi e lavoro, ma sempre una migliore qualità della vita).

 

Se poi oltre all’impatto ambientale volessimo approfondire altre conseguenze del sistema sportivo come  la cultura del no limits  e la conquista della  cima , della natura in genere, allora la risposta alla domanda iniziale sulla possibile convivenza tra sport e natura , sarebbe nettamente negativa .

Se lo sport ha solo prodotto aberrazioni di questo tipo è un limite per la salvaguardia e lo sviluppo del sistema alpino.

 

Tutt’altra cosa invece è lo sport sostenibile ,  che la mia associazione la Uisp, definisce  sportpertutti,  uno sport che è  strumento di socializzazione, di prevenzione sanitaria,  di educazione ambientale, di solidarietà ,  che è   uno strumento di conoscenza del territorio , che attraverso la pratica sportiva fa compiere esperienze culturali ai cittadini   ed è  lo sport che si affianca  al  turismo responsabile, che  evita il  ”mordi e fuggi” ,  che non si accontenta della superficialità e della artificialità dell’offerta turistica tradizionale  ma  entra in contatto con la natura dei luoghi, con  gli usi e  le tradizioni, che cerca il vissuto degli uomini e la matrice profonda della loro cultura, è uno sport che prima di ogni cosa pone il rispetto per gli uomini e per la natura.

 

Ma tutto questo  prevede una rivoluzione della concezione sportiva classica.

 

Lo sport deve perdere la sua autoreferenzialità e relazionarsi con gli altri attori della gestione territoriale sostenibile.  Non può più essere concepita una azione disgiunta dello sport dalle politiche territoriali.

 

Una possibile convivenza tra sport ed ambiente alpino è attuabile  se  le attività  sportive   si adeguano ai luoghi, cioè si modellano e si sintonizzano agli equilibri naturali, se lo sport non è invadente , se non  mortifica l’offerta del territorio costruendo impianti sportivi,   ma fa della natura una “palestra a cielo aperto” , riscrive ogni volta le  regole in funzione del territorio e coglie nella natura l’occasione per fare movimento, usa il corpo per  inventare  discipline nuove, spazi di sport naturali, occasioni di pratica motoria non codificate.

Questo è uno  sport che si destruttura e torna alle origini della pratica fisica: correre, nuotare , arrampicare prima di tutto perché l’unico strumento è il corpo e l’unico impianto è la natura sotto forma di prati, fiumi, laghi, pareti, massi, montagne , mare,…..

 

Questo  è il pensiero che  sottintende ad  uno  sport che può convivere con la natura.

La esplicazione dei contenuti si esprime  in tante  forme sportive: escursionismo, mountain-bike, trail, sciescursionismo, sci di fondo, corsa , …….. l’importante è che le attività,  le manifestazioni e le strutture  siano a basso impatto ambientale .

 

 Il mondo dello sport deve adottare i  sistemi di gestione ambientale.  Sia quelli normati sia quelli volontari.

La nostra associazione la Uisp sempre di più crede che è giunta l’ora di misurare l’impatto delle attività sportive creando degli appositi indicatori ambientali, abbiamo adottato da tempo un sistema di rilevamento della ecoefficenza delle attività attraverso la tecnica MIPS (materia imput per unite service ). Misuriamo l’impronta ecologica delle nostre attività ed abbiamo inserito nei percorsi formativi dei nostri operatori e dirigenti moduli formativi relativi ai temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Siamo disposti a socializzare tale esperienza con chi ne fosse interessato.

 

Ritengo che un grosso ruolo non solo  per favorire la convivenza tra sport e natura   nel sistema alpino ma per fare diventare lo sport e la natura alleati per uno sviluppo sostenibile lo debbano   avere le aree naturali protette e quindi i parchi,  le Agende 21 locali, le amministrazioni , l’associazionismo sportivo ed ambientale , gli operatori della montagna ( le guide alpine, i gestori dei rifugi,…) ed il mondo dello sport CONI, FEDERAZIONI , ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA.

 

Le aree naturali protette  istituite in Italia con la legge N° 394 del 1991   rappresentano dei presidi  per lo sviluppo sostenibile. La loro azione in sinergia con gli operatori sportivi può elaborare modelli di pratica sportiva ecosostenibile da applicare in larga scala sul territorio oltre ad essere patner ideali per promuovere azioni di educazione ambientale attraverso lo sport per le scuole. La nostra collaborazione con diversi parchi nazionali e regionali in Italia ci fa pensare che è finita l’epoca in cui l’azione del parco era limitata al territorio di sua pertinenza , anzi oggi al contrario la sua azione può diventare di stimolo per le aree urbane.

I modelli di convivenza, le conoscenze scientifiche e le pratiche sostenibili tipiche delle popolazioni montane rappresentano un patrimonio indispensabile per superare la crisi ambientale in atto. I territori tutelati  costituiscono un grande serbatoio di diversità a beneficio dell’intera collettività in termini di acqua, energia, biovediversità, turismo, ecc.: basti pensare che dalla montagna viene il 50% dell’acqua che beviamo e una percentuale compresa fra un quarto e un terzo dei boschi e delle foreste. E la montagna non solo garantisce la sostenibilità della vita sul pianeta, ma è essenziale anche per la diversità umana, per il suo patrimonio di diversità culturale e sociale.

 

Le Agende 21 locali  debbono intervenire per favorire i processi di partecipazione tra i vari stateholder , amministrazioni, soggetti privati, ……per coniugare gli aspetti socio-economici ed ambientali in una visione integrata intersettoriale

 

Il governo centrale  e le regioni  debbono legiferare in materia di responsabilità ambientale . E’ necessario che si accresca il senso di responsabilità ambientale.

 

Le amministrazioni  nazionali , regionali e locali  debbono  attraverso campagne informative sensibilizzare i cittadini ai temi dello sviluppo sostenibile. È auspicabile che le ammnistrazioni locali adottino i bilanci sociali ed ambientali.

 

L’associazionismo sportivo ed ambientale deve svolgere una azione di sensibilizzazione dei propri soci al rapporto tra sport ed ambiente , intervenendo nelle vertenze  locali di natura ambientale , in particolar modo  quando queste sono state causate o possano essere causate dall’impatto sportivo. Inoltre debbono collaborare  per la gestione di aree sportive ponendo i vincoli della sostenibilità.

 

Gli operatori della montagna debbono favorire i processi di relazione tra lo sport e l’ambiente, riqualificando i loro percorsi formativi e sviluppando una azione di sensibilizzazione nei loro clienti.

 

Il mondo dello sport : CONI – FEDERAZIONI SPORTIVE – EPS – devono  assumersi le loro  responsabilità e come scritto nei documenti elaborati già dal 1992 mettere   finalmente  in pratica una azione sostenibile delle proprie attività e manifestazioni. Le Olimpiadi di Torino nelle quali è stata avviata una VAS rappresentano solo l’inizio di un processo di acquisizione di una coscienza ambientale da parte del mondo dello sport.

 

Infine ritengo URGENTE e NECESSARIO  che :

 

1 – si definisca una mappa delle criticità ambientali dei siti alpini causate da un alto impatto sportivo

     e vi si intervenga modificando lo stato delle cose e mitigando l’impatto ambientale

2 –  si adeguino le strutture alpine  atte all’accoglienza turistica ed alla pratica sportiva  ( rifugi,

     bivacchi, ….) alle normative in materia di prescrizioni ambientali

3 – si  blocchino la costruzione di nuovi impianti di risalita , di strade , di impianti  e strutture

     sportive e si proceda all’adeguamento di quelli già esistenti ai principi di sostenibilità ambientale

4 – si ponga attenzione alla formazione degli operatori : sportivi , turistici ed  economici ai temi

     dello sviluppo sostenibile e per tal ragione  le regioni riconoscano  le associazioni, attraverso

     procedure di accreditamento, come AGENZIA DI FORMAZIONE  affinché si creino   operatori

     sportivi della montagna  preparati a tale  scopo.

5 – si istituiscano a vari livelli tavoli di confronto  per approntare tali tematiche

 

Solo un azione diffusa e sinergica tra tanti  può trasformare l’azione sportiva  e  renderla compatibile all’ambiente.

La Polisportiva Gaetaventura intervistata da Linea blu – RAI 1

Video Rai.TV – Lineablu 2009 – Sospesi sul mare.

Sulla scogliera verticale di Gaeta è scoppiato il boom dell’arrampicata su roccia …

Alp 259 in edicola

Roccia vicina e roccia lontana nell’ultimo numero di ALP+ in edicola a ottobre e novembre 2009

Roccia vicina e roccia lontana nell’ultimo numero di ALP+ in edicola a ottobre e novembre 2009

 
Il numero autunnale di ALP+ si presenta in edicola con l’accattivante immagine di Steph Davis mentre scala su una repulsiva fessura a Moab, Stati Uniti. E, di roccia, in questo fascicolo ce n’è davvero tanta.

Si inizia con la splendida avventura solitaria vissuta questa estate da Alessandro Baù su Capitan Skyhook, sulla parete nord ovest della Civetta. Il giovane scalatore padovano racconta di proprio pugno la storia di un sogno verticale che si realizza. Restando in Italia, lo speciale dedicato ad Arco di Trento ci introduce nella comunità formata dai climber provenienti da ogni angolo del mondo che qui si sono trasferiti per vivere di arrampicata e altre occupazioni. Una rivisitazione oggi di quella che è diventata la capitale dell’arrampicata e dell’outdoor. In più, l’intervista all’alpinista “ritmico” Heinz Grill, lo scalatore bavarese che ha installato ad Arco il suo centro di studio Yoga fatto di spiritualità e… roccia: oltre 50 vie aperte con uno stile davvero particolare, intriso di pulizia, ordine e intuizione.

Si passa poi alla sezione dedicata ai reportage. Nel caldo soffocante di Mali e Niger vi sono alcune tra le più affascinanti conformazioni rocciose della terra, dove scalare è più facile di quanto si creda. Rocco Ravà, amante di deserto e conoscitore esperto della zona, descrive l’alpinismo sulle più conosciute Mani di Fatima in Mali e nei meno noti massicci dell’Aroua e del Djado in Niger. Chiude la sezione la cronaca frammentaria del viaggio-arrampicata di Alessandro Beber, che recentemente ha visitato le splendide rocce del Mali.

Dal sole del deserto ai ghiacci della Groenlandia, dove una spedizione dei Ragni di Lecco – Simone Pedeferri, Matteo Della Bordella, Lorenzo Lanfranchi e Riky Felderer – ha passato un mese l’estate scorsa alla ricerca di roccia. Il diario scanzonato della gelida avventura nel profondo e isolato nord, vissuta e raccontata in presa diretta dai protagonisti.

Per restare tra i grandi scenari naturali, dall’altra parte del mondo, in Perù, Franco Michieli rivive il viaggio-esplorazione compiuto con le giovani guide alpine peruviane attraverso le cordilleras Huallanca, Huayhuash e Raura, in 17 giorni di amicizia e solidarietà, alla ricerca di nuovi scenari fatti di montagne aspre e vasti ghiacciai.

Si giunge all’intervista alla protagonista della cover Steph Davis, una virtuosa tra musica, letteratura, arrampicata e volo. Dalla passione per il pianoforte a quella per la roccia fino all’adrenalina del base jump, la lady di ferro statunitense si rivela.

E come in ogni numero, la sezione delle rubriche lancia uno sguardo peculiare sul mondo verticale. L’attualità con l’intervista all’alpinista coreana Oh Eun-Sun, rivelazione assoluta della corsa rosa ai 14 Ottomila, dove potrebbe diventare la prima donna a emulare Reinhold Messner. Seguono le novità in campo culturale. Il Face Off mette a confronto due protagonisti dell’alpinismo puro e duro come Matteo Della Bordella e Alessandro Gogna. Ancora, i corsivi taglienti dei columnist e i cuori infranti degli innamorati nell’aria sottile, oltre alla photogallery e l’immancabile vignetta di Caio.

Medicina, Tecnica, Luoghi non tanto comuni e la Splendida giornata chiudono la rivista.

In edicola fino a fine novembre.

from COOL to GOOD – promuovi i valori del turismo responsabile e sostenibile

 

Cos’è From Cool to Good? un video concorso sui valori del turismo responsabile e sostenibile. Scopri nel video brief di cosa si tratta !

Sardinia trekking – Urzulei

 

Video trasmesso dall’amico L. dalla Sardegna

Master Montagna: 10 borse di studio per gli studenti delle Alpi

Il Politecnico di Milano con il supporto di IREALP e della Fondazione ADEU-Advocacy Europe di Bruxelles organizza il Master di II livello in “Progettazione per lo sviluppo sostenibile in Aree Montane e Politiche per la Montagna dell’Unione Europea”. Le lezioni si svolgeranno in Valtellina e a Bruxelles nel periodo novembre 2009 – ottobre 2010. A seguire uno stage finale in aziende pubbliche e/o private.

Per tutti gli interessati c’è un’importante novità. IREALP ha deciso di attivare ben 10 borse di studio, per un valore complessivo di 50.000 Euro. I contributi allo studio finanziati dall’Istituto di Ricerca per l’Ecologia e l’Economia Applicate alle Aree Alpine sono così suddivisi:
- n. 1 borsa da € 8.000;
- n. 3 borse da € 6.000;
- n. 6 borse da € 4.000.

Tra tutti coloro che si iscriveranno al “Master Montagna” verrà stilata una graduatoria,  che assegnerà le borse di studio in base a criteri di merito, al livello di reddito e all’area di residenza.

La proposta formativa nasce dalla constatazione del forte deficit, riscontrato sul territorio regionale, di figure professionali altamente qualificate, nell’utilizzo dei programmi di sviluppo promossi dall’Unione Europea e capaci di reperire i fondi pubblici utili e necessari al rilancio dei territori montani.  Il corso si propone pertanto di dare una risposta alle richieste dei soggetti pubblici e privati operanti nelle aree di montagna della Regione, offrendo l’opportunità di uno sbocco professionale importante.

Maggiori informazioni e la modulistica completa nel sito http://www.master.irealp.it/.